venerdì 9 febbraio 2018

Vito Lettieri

Nato a Ginevra nel 1964, inizia il suo percorso marziale nel 1976, avvicinandosi, anche se in modo discontinuo al Karate. Nel 1978 inizia a praticare in modo costante il Kung Fu sotto la guida di un

Maestro di origini Slave.

Nel 1981 si arruola in Marina, dove come formazione militare inizia la pratica del Judo e del Ju Jitsu e         nel tempo libero dagli impegni della vita militare, continua l’allenamento nel Kung Fu iniziando lo          studio dello stile Chat Long (sette draghi).

Congedatosi dalla marina, nel 1987 inizia la pratica del Ninjiutsu presso l’associazione Bunjinan e successivamente un sistema di Ninjiutsu chiamato Fuma Ryu.

Nel 1990 si reca a Shangai per studiare il Sanda ( kick boxing cinese) e il Shuai Juao (lotta cinese) e nello stesso anno inizia la pratica del Tai Chi stile Wu.

Nel 1991 si reca nuovamente in Cina, questa volta nella provincia dell’Henan , precisamente nel monastero di Shaolin, per conoscere meglio questo leggendario stile di Kung Fu.

Nel 1992 si avvicina per la prima volta alle arti marziali del sud est asiatico e sotto la guida di un maestro filippino inizia la pratica del Kuntaw e dell’Arnis.

Nel 1994 riprende lo studio di stili cinesi, quali l’ Yi Quan  lo Xing Yi e il Wing Tsun. Quest’ultimo affiancava un sistema del sud est asiatico chiamato Escrima, e dopo alcuni anni dedicati a questi sistemi decise definitivamente di dedicarsi allo studio delle discipline marziali del sud est asiatico per migliorare sia il combattimento a mani nude che quello armato, sotto la guida di diversi maestri filippini, praticando differenti stili. La maggior parte di questi sistemi si specializzava di solito in un particolare settore, tralasciando molti altri aspetti importanti, ed è a questo punto che decise di creare un programma di studio dove i vari aspetti si potessero fondere insieme, in modo da focalizzare l’attenzione sui principi e non sulla tecnica. Così nel 2001 fonda  il sistema chiamato Kali  Kalasag.




Fonte: Kalikalasagfederation.com 

lunedì 5 febbraio 2018

Mastro Frederic

Valerio Mastro Frederic è un giovane italo-belga che ha iniziato il suo cammino nel mondo delle arti marziali a otto anni con lo judo e successivamente con la boxe inglese. Dopo tanti anni di pratica è nel Penchek Silat che trova la sua espressione marziale. A tutt' oggi egli è un Istruttore di Penchak Silat,un Agente di Sicurezza Privata,il creatore dell'S.D.S -Silat Defence System,Istruttore delle guardie del corpo del Ministero degli Interni del Belgio.

Mastro Frederic ha debuttato nella sicurezza molto tempo fa, nella protezione privata come guardia del corpo e nel mondo della notte come operatore di sala.

Durante i suoi servizi come operatore della sicurezza, è stato costretto più volte ad utilizzare il silat, che in molti casi le conseguenze nei confronti dei malcapitati sono risultate assai disastrose, e quindi Frederic più volte è andato vicino a risponderne personalmente dal punto di vista legale.

Per merito dei suoi successi durante le colluttazioni, i suoi colleghi gli chiesero se potevano allenarsi con lui per imparare il silat, cosa che lo rese molto felice, però gli entusiasmi crollarono presto, questo  perché gli allenamenti iniziarono in modo tradizionale, niente di male, però si resero subito conto che per il loro lavoro serviva qualcosa di più immediato e diretto da apprendere e da applicare, un qualcosa che si potesse applicare dopo 2 o 3 lezioni.

Dopo poco tempo Frederic ebbe la brillante idea di prendere dal silat solo le tecniche per la difesa personale, abbandonando tutto il repertorio tradizionale (kuda,jurus, etc…).

L’allenamento del nuovo programma, consisteva nello studiare le entrate su attacchi di pugno o calcio, entrate su attacco con oggetti contundenti, e il piccolo repertorio dedicato agli strangolamenti frontali che da dietro.

Questa immediata modifica ottenne subito dei risultati, i suoi colleghi/allievi erano sempre più entusiasti, e per Frederic questo era più che gratificante.

Dopo tanta fatica e sperimentazione per il nuovo programma, Frederic arrivò a codificare il programma ufficiale per operatori della sicurezza., che con l’incoraggiamento dei colleghi il programma venne presentato ai direttori dell’agenzia di sicurezza dove prestavano servizio. Dopo un attento e accurato esame del programma, lo stesso divenne il programma ufficiale dell’agenzia di sicurezza (agenzia di sicurezza che si occupa della formazione degli operatori della sicurezza per conto del ministero degli interni del Belgio), il che Frederic diventò l’istruttore ufficiale e responsabile della difesa personale della stessa agenzia.


" Tutti i maestri cercano il cammino della verità, i loro allievi quello dell’efficacia, io ho scelto il cammino della realtà "

Frederic Mastro



Fonte: fimasd.Com 

domenica 28 gennaio 2018

Silat

Disciplina di origine indonesiana, tra le più pericolose e complesse al mondo.
Suddivisa, come quasi tutte le arti marziali del sud est asiatico, in numerosi stili, essa è approdata in occidente intorno al 1700.
Vengono usati colpi di pugno, calcio, gomiti, ginocchia con moltissime varianti, ma quello che caratterizza questo tipo di combattimento è l'uso di tecniche di rottura articolari ad impatto (non per trazione o compressione, statiche, come in altre arti come ju-jitsu o Jūdō). Nel silat si assumono spesso posizioni di guardia apparentemente contorte, difficili da apprendere, ma che una volta diventate abituali permettono l'esecuzione di colpi rapidi e potenti. Nel Silat vengono usate soprattutto le armi; tipica è la posizione accovacciata, detta anche seduta in depock, a cui spesso viene abbinato l'uso del caratteristico coltello (karambit) usato su linee basse per tagliare i tendini degli arti inferiori, rendendo l'avversario inoffensivo.



martedì 16 gennaio 2018

Krav Maga in pillole parte 13: valutazione

Le azioni che è possibile compiere nel Krav Maga, così come le sue "zone vulnerabili", si suddividono in tre categorie di pericolosità: lievi, intermedie e letali.
Ciò che ogni praticante di Krav Maga DEVE possedere è la capacità di valutazione istantanea della minaccia analizzando rapidamente contesto, entità del pericolo, ambiente, fattori scatenanti e aggressore. Effettuata questa analisi rapidissima, si sceglie il livello di pericolosità della tecnica da adottare.
Occorre dunque allenare freddezza e mente lucida in situazioni di stress, l'istinto di sopravvivenza farà il resto.


venerdì 12 gennaio 2018

Kenpo: quando la tradizione abbraccia l'innovazione

Più di duemila anni hanno decretato la supremazia di una disciplina su tutte le altre. Il nome di quest'arte marziale è Kenpo ( o Kempo ).
Sorto in Cina in tempi remoti quale evoluzione dello stile Chung kuo chuan, il Kenpo è l'unica arte marziale tradizionale che NON è rimasta ferma nel tempo ma ha saputo evolversi e adattarsi di epoca in epoca.
Il nome deriva dal termine cinese che sta per "pugno" o "legge del pugno" a evidenziare la particolare importanza che tale disciplina offre alle tecniche di mano ( pugno chiuso o mano aperta ).
L'essenza del Kenpo è la facoltà di imparare ad usare le mani come armi.
Tuttavia il periodo di massimo splendore di quest'arte ha luogo col suo approdo in Giappone e la moltitudine di stili che da lì ne sono derivati.

Nippon Kenpo: una versione agonistica simile al full contact, in cui è previsto il contatto pieno con l'avversario e anche tecniche di calcio. Per tale ragione le aree da colpire sono state spostate a zone non vitali, e i praticanti indossano una particolare tuta protettiva.




Kenpo Jujitsu: fusione tra le due discipline da cui mutua il nome, finalizzato alla difesa personale non eccessivamente invasiva. Esso fa delle leve articolari, delle proiezioni e della lotta a terra i suoi principali punti di forza.




Shaolin Kenpo: stile cinese che mutua dal Kung Fu le tecniche di attacco emulative degli animali, adattandole ai principi del Kenpo.



American Kenpo Karate ( o semplicemente Kenpo Karate ): fondato molto più recentemente dal Maestro Ed Parker, è l'unione del Kenpo da lui appreso con il Karate di cui già era cintura nera. Finalizzato all'autodifesa, rappresenta lo stile più esplosivo e diffuso in occidente. Esso pone principale attenzione all'uso delle mani come armi in combinazioni di colpi tanto rapidi e diretti ai punti vitali da fermare qualunque azione di aggressione. Si pone quindi come continuatore, in chiave moderna, della più antica tradizione Kenpo. Fiore all'occhiello di questo stile è l'insegnamento della difesa da più avversari.



Kenpo Karasu: il Kenpo del corvo, sintetizzato da Yvan L. Borlera come tecnica di autodifesa estrema ma originata dallo Shaolin Kenpo. A differenza degli altri stili,  concentra i suoi attacchi su un unico punto vitale. Il suo punto di forza è la flessibilità con cui si adatta a qualunque contesto o minaccia, e l'efficacia che gli consente la neutralizzazione di un avversario mediante un unico colpo.




Oltre ai suddetti stili particolare menzione meritano anche i seguenti: Ryuto kenpo, Hara ho kenpo, Aitai Kenpo, Kenpo iga ryu ( detto Kenpo Leggendario di Hokuto - fonte Kenpo.it ), Kenpo kure ryu ( di derivazione dal Kenpo iga ryu ), Kenpo kosho ryu e Shorinji Kenpo.

Principi di Panantukan parte 7: il Witik

Witik ( frustare ) è il medoto adottato nella Panantukan di sferrare i colpi di mano, eseguendo movimenti di braccio che emulano appunto quello di una frusta o, se vogliamo, di una coltellata.


Panantukan concept



Principi di Panantukan parte 6: le armi

Anche se la Panantukan è stata progettata per affrontare avversari armati con tecniche disarmate, talune volte l'uso di armi può rappresentare un agevolazione nell'autodifesa.
Per questo la Panantukan comprende tra i suoi insegnamenti anche l'utilizzo di due armi ben specifiche: il bastone, oggetto occasionale che può venirci in aiuto se a portata di mano, e il coltello.
Anche con quest'ultimo, come nel caso degli attacchi a mani nude, si colpisce seguendo il principio di 14 traiettorie differenti.
È bene specificare tuttavia che la Panantukan, per quanto aggressiva, predilige negli scontri  contro un aggressore armato l'utilizzo della difesa passiva così da mantenere una distanza di sicurezza tale da pemettere la salvaguardia del praticante.


Principi di Panantukan parte 5: la difesa attiva

La difesa detta "attiva"consiste nel colpire l'attacco dell'avversario con pugni, colpi di taglio a mano aperta o gomiti. Essa è la più complessa delle tre difese, richiede precisione, tempismo e prontezza di riflessi.


Principi di Panantukan parte 4: Sikaran

Sikaran è il nome dei calci nella Panantukan. Essendo una disciplina che predilige l'uso delle mani per combattere ( da qui il nome che significa "mano - mano" ), i calci vengono portati alle zone basse del corpo come caviglie, ginocchia, polpacci o genitali.

Principi di Panantukan parte 3: Gunting

Con il termine Gunting ( forbice ) si indicano quelle prese atte alla distruzione dell'arto dell'avversario. Con un braccio si blocca l'attacco e contemporaneamente con l'altra mano si sferrano colpi diretti ai nervi o alle ossa al fine di inabilitare l'arto in questione o frantumarne una parte.





Principi di Panantukan parte 2: Dumog

Nella Panantukan ci si riferisce col termine Dumog a tutte quelle azioni atte ad afferrare l'avversario al fine di spingerlo o tirarlo a noi per l'esecuzione di una sequenza di attacchi fulminei portati con pugni, gomiti o a mano aperta.


Principi di Panantukan parte 1: difesa passiva e difesa neutra




Nella Panantukan con il termine "difesa passiva" ci si riferisce a quel tipo di azione mirata a intercettare e deviare o mandare a vuoto gli attacchi di un avversario.
Non tutte le situazioni sono di pericolosità tale da autorizzarci a sferrare colpi pericolosi, spesso quando il livello della minaccia non richiede l'uso di violenza estrema è possibile uscire da una situazione vanificando gli attacchi avversari.
Anche qualora il livello di pericolosità sia talmente elevato da apparirci fuori dalla nostra portata, la difesa passiva ci permette di mantenere una sorta di "distanza di sicurezza" dal pericolo al fine di crearci una scappatoia per metterci in salvo. Diverso è il discorso qualora a essere in pericolo è una terza persona. Nel qual caso tramite questa difesa possiamo temporeggiare al fine di creare per la vittima la via di fuga e solo laddove non sia possibile realizzare tale intento, trasformare la difesa da "passiva" a "neutra", ovvero bloccare gli attacchi e passare immediatamente a un escalation di contrattacchi ( pugni, colpi a mano aperta, gomitate ) in zone vulnerabili senza dare al nostro avversario tempo di reagire e dunque neutralizzarlo. Nella Panantukan i colpi sferrati seguono 14 traiettorie diverse al fine di giungere sul bersaglio da più angolazioni.
Le difese "passiva" e "neutra" possono dunque essere intercambiate nel corso della stessa azione.



domenica 7 gennaio 2018

Kenpo Karasu

Il Kenpo Karasu, ossia "Pugno del Corvo". Sistema di difesa personale nato dal Kenpo a cui unisce la rapidità del Kenpo Karate ( in fase di esecuzione degli attacchi ripetuti ), la tradizione dello Shaolin Kenpo e la pericolosità e semplicità del Krav Maga andando a bersagliare con i propri attacchi una delle zone vulnerabili della suddetta disciplina. Di rapido apprendimento, esso è un metodo di autodifesa adatto a tutti indipendentemente dalle condizioni fisiche a cui possono essere integrate tecniche di Judo, Jujitsu o Krav Maga.

Il Kenpo Karasu è esposto nel dettaglio in questo stesso sito nell'apposita sezione e chiunque può dedicarsi fin da subito al suo apprendimento.



sabato 6 gennaio 2018

Krav Maga in pillole parte 12: le guardie

La guardia nel Krav Maga è fondamentale come in ogni altra disciplina. Da tale posizione, apparentemente innocua, si ha il controllo della situazione e la padronanza della scelta, in base alla gravità della situazione, di cercare di calmare le acque evitando gli attacchi dell'avversario, o di reagire ai colpi bloccando o deviando gli attacchi per passare al contrattacco bersagliando il nemico nelle zone vulnerabili.
Non sempre tuttavia, specialmente in caso di aggressione inaspettata, è possibile assumere una delle tre guardie del Krav Maga ( che variano in base al tipo di minaccia che ci stiamo trovando ad affrontare ).
Questo è il grande vantaggio delle tecniche di Krav Maga, ovvero la fruibilità anche SENZA assumere la posizione di guardia. Ogni attacco può essere portato anche da una posizione rilassata o svantaggiata, rendendo di fatto il Krav Maga adatto a fronteggiare anche situazioni inaspettate o difficoltose con colpi che fanno dunque del fattore sorpresa e imprevedibilità il loro punto di forza.

venerdì 5 gennaio 2018

Krav Maga in pillole parte 11

Una volta apprese le varie posizioni di guardia ( diverse a seconda del tipo di minaccia ), le reazioni da effettuare in caso di aggressione improvvisa per raggiungere la possibilità di mettersi in guardia e i movimenti basilari per eludere attacchi armati, ciò che resta del Krav Maga è istintività unita alla conoscenza delle zone vulnerabili del corpo.
Sono illimitate le tecniche che l'individuo stesso può creare e adattare alle proprie attitudini, attingendo al proprio istinto come ad altre discipline apprese. Ciò che conta, una volta apprese le basi, è un unica regola: ricordare sempre le zone vulnerabili.



giovedì 4 gennaio 2018

Krav Maga in pillole parte 10

La sostanziale differenza che c'è tra difesa personale e sport da combattimento sta nel fatto che per strada si combatte per la propria vita. Dunque, sì a dita negli occhi, colpi alla gola o ginocchiate nei genitali. Sì a tutti quei colpi che su un ring sono vietati. E qualora un attacco non andasse a segno non scoraggiatevi ma proseguite nelle azioni finché non avrete messo in fuga la minaccia, o sarete riusciti a crearvi una via di fuga o ancora, lo avrete annientato. Dovrà essere il vostro aggressore a cercare di difendersi dalla vostra ferocia.
La posta in palio non è una cintura o una medaglia, ma l'aria che respirate e l'abbraccio dei vostri cari.


- Yvan L.B. istruttore di difesa personale


mercoledì 3 gennaio 2018

Krav Maga Tradizionale

Il Krav Maga, come già ampiamente spiegato, è nato dalla necessità di apprendere un sistema di autodifesa funzionale in modo rapido.
Un corso di difesa personale non deve MAI avere una durata che superi le 10/20 lezioni al massimo.
Recentemente però, essendo il Krav Maga un sistema "aperto", si è assistito alla genesi di programmi la cui durata può essere anche di anni.
Non vi è nulla di sbagliato nel continuare gli allenamenti per mantenersi sempre attivi, aggiornati e pronti, tuttavia al fine di fare una chiara distinzione tra questo "nuovo" Krav Maga e la sua versione originaria, si è deciso di chiamare quest'ultima Krav Maga Tradizionale.
Il Krav Maga Tradizionale è quanto di più uniforme agli insegnamenti del suo fondatore Imi Lichtenfeld, un sistema di difesa personale di rapido e semplice apprendimento e che ben si conforma a quelli che furono i suoi valori.

martedì 2 gennaio 2018

Krav Maga in pillole parte 9: come fermare un aggressione con un unico colpo

Serrare bene le dita, polso teso  ( non curvato ), diretto verso l'obiettivo: il naso.
Il naso è, nel Krav Maga, una delle zone vulnerabili più importanti.
Generalmente viene insegnato come portare i colpi a questa zona con il palmo della mano. Se sferrato frontalmente si provoca la rottura del setto nasale. Se invece il medesimo attacco viene portato dal basso verso l'alto, può risultare mortale.
Esiste tuttavia un altro modo di arrivare alla rottura del naso, circostanza che ci permette di interrompere immediatamente l'aggressione e uscire incolumi da una situazione di pericolo dandoci il tempo di fuggire e non incorrere in un processo per omicidio il mattino dopo. Questa variante è appunto il pugno. Un diretto ben piazzato come sopra descritto ( preferibilmente lateralmente ), istantaneo, esplosivo e fulmineo e sferrato nell'attimo stesso del contrasto all'aggressione o che si è bloccato un colpo, provoca appunto la rottura del setto nasale dell'aggressore, sanguinamento e possibile shock.
Qualsiasi azione egli stava effettuando contro di noi cessa istantaneamente e lo avremo messo fuori gioco con un unico colpo. 

Hung Gar

HUNG GAR: ARTIGLIO DELLA TIGRE

Una delle tecniche più caratteristiche dello stile Hung gar è l'uso della mano in un modo molto particolare: l'artiglio della tigre.
Stile nato intorno al 1700 d.C. in Cina, esso rappresenta uno dei metodi di difesa personale più semplici e al contempo pericolosi attualmente esistente.

L'artiglio della tigre adotta molte forme.

Si pratica con tutte le dita separate, in tensione e parzialmente ricurve.

I metodi di applicazione sono:

la penetrazione, la percussione, il taglio, il graffio la lacerazione.

 Le angolazioni basilari d'esecuzioni sono quella verticale, quella orizzontale, verso l'alto, sopra la testa, da sotto e da dietro.



Gli obiettivi principali sono: la faccia, l'interno coscia e una grande varietà di gruppi muscolari.



L'artiglio non richiede molta precisione come altre tecniche di dita, e lascia un maggior margine d'errore, in quanto la superficie di contatto è più ampia.

Quando lo si applica al volto, generalmente lo coprono tutto colpendo in svariati punti, e ciò obbliga l'avversario a chiudere gli occhi, rimanendo disorientato.

La sua mente rimane comunque per un istante disorientata a causa del colpo subito, mentre noi possiamo continuare il nostro attacco con le altre armi.



I differenti sistemi di Arti Marziali cinesi hanno sviluppato l'uso delle tecniche dell'artiglio.



Le diverse modalità delle tecniche dell'artiglio:

Una tecnica come questa applicata con penetrazione o con percussione ha un effetto simile ad un colpo con il palmo della mano, e "l'azione di graffio" lascia il segno delle dita su tutto il volto.

La lacerazione è la stessa cosa, ad eccezione del fatto che include un azione di presa della carne nel movimento.

L'azione di lacerazione trasforma questo movimento in un incrocio tra la penetrazione, la presa ed il colpo agli occhi, e rappresenta un esempio della versatilità di queste tecniche.

La tecnica del "pizzicare" colpisce per poi afferrare e strizzare la parte attaccata, e questa mossa si applica agli organi genitali e ad alcuni gruppi muscolari.

Un individuo con mani forti può afferrare e danneggiare i muscoli pettorali dopo aver colpito, e questo è un altro esempio del concetto di "fattore doppio".